Pietrasanta, domenica.
Allโingresso dellโatelier mi accoglie Lee Kyung Hee, artista, moglie e collaboratrice di Park Eun-Sun. ร lei a guidarmi allโinterno, con passo calmo. Qui il tempo si prende subito il suo spazio.
Entrare qui significa rallentare immediatamente. Lo spazio lo impone. Le pareti sono alte, la luce naturale cade senza effetti, tutto รจ pensato per lโattivitร quotidiana. Lโatelier, progettato da Mario Botta, รจ solido ed essenziale. Non cerca di stupire: lascia che siano le opere a parlare.
Si cammina tra marmo e granito, tra sculture finite e presenze in attesa, disposte nello spazio senza gerarchie evidenti. ร un luogo che non si visita soltanto: si attraversa. Un ambiente abitato dal fare quotidiano, dove ogni elemento sembra trovarsi esattamente dove deve essere.
Lee Kyung Hee mi parla dei materiali, delle scelte che accompagnano ogni scultura fin dallโorigine. Marmo e granito arrivano da luoghi diversi, dal marmo bianco di Carrara al granito nero Zimbabwe, fino al Juparana Topazio del Brasile, ognuno con una risposta propria alla lavorazione e una superficie che cambia con la luce. Le superfici si osservano da vicino, a volte si toccano, come per confermare ciรฒ che lโocchio intuisce.
Davanti a una scultura in marmo rosso, Proliferazione โ Continua, del 1995, ci soffermiamo piรน a lungo. ร uno snodo del percorso di Park Eun-Sun, un punto di partenza che chiarisce tutto ciรฒ che viene dopo. Qui la materia comincia a essere attraversata e messa in tensione: le fratture non interrompono il volume, lo guidano.
Attraverso la grande finestra che collega lโatelier al laboratorio, si entra nella dimensione di Park Eun-Sun al lavoro. Lo osserviamo in silenzio. Il gesto รจ concentrato, continuo. Qui il tempo non รจ interrotto dalla presenza di chi guarda: il lavoro va avanti.
Ci spostiamo allโesterno dove tutto si apre. Le opere monolitiche cambiano scala e rapporto. Il marmo incontra la luce diretta, lโaria, le distanze. Mi posiziono alla base delle colonne monumentali, salde nella loro verticalitร , e guardo verso lโalto per seguirne lo slancio, la linea di fuga e il ritmo delle superfici che ruotano nello spazio. Le sculture restano ferme, ma il modo in cui si restituiscono allo sguardo cambia. Il paesaggio entra nel dialogo.
Mi prendo alcuni minuti per muovermi liberamente nellโatelier, osservando, cercando immagini, lasciando che le inquadrature emergano. Le fotografie nascono da questo passaggio: da un luogo in cui architettura e scultura convivono senza competere e dove lโopera rimane centrale.
Un ringraziamento sincero allโatelier Park Eun-Sun per lโopportunitร di visitare e fotografare questi spazi, e a Lee Kyung Hee, che con attenzione e disponibilitร ha accompagnato ogni passo, rendendo questa esperienza ancora piรน preziosa.
Biografia: Park Eun-Sun nasce nel 1965 a Mokpo, nel sud della Corea del Sud. Cresce in un Paese ancora segnato dalla guerra e da forti tensioni sociali, maturando molto presto una vocazione artistica ostinata e necessaria. Dopo un percorso complesso, interrotto e ripreso piรน volte, scopre la scultura durante gli studi universitari a Seoul e orienta progressivamente la sua ricerca verso lโastrazione. Marmo e granito diventano il suo linguaggio privilegiato: materiali duri, primari, affrontati con rigore e continuitร . Vive e lavora in Italia, dove il dialogo con lโarchitettura e con lo spazio รจ parte centrale della sua pratica.